Leggiamo le parole di alcuni di loro che hanno voluto raccontarci la loro esperienza vissuta dove tutto è cominciato.

Marina Benedet: Solferino è il luogo dove è nata la Croce Rossa ed è incredibile essere testimone di come da un’idea sia nata la più grande organizzazione mondiale umanitaria del mondo. Quest’anno ho deciso di partecipare come staff accoglienza ed è stata un’esperienza incredibile, che mi ha permesso di toccare con mano la grandezza di Croce Rossa e della sua potenza organizzativa. Vedere quanti volontari si siano impegnati con dedizione e fatica affinché tutto funzionasse alla perfezione mi ha commosso. È stato bello riabbracciare vecchi amici, conoscerne di nuovi e lavorare insieme per lo stesso obiettivo.

Essere volontari in Croce Rossa significa non solo lavorare per le persone, ma con le persone. Significa mettere a frutto le proprie competenze, ma soprattutto mettersi al servizio degli altri con umanità, rispetto e dedizione. Porto con me gli insegnamenti, le esperienze e i momenti condivisi insieme. L’emozione più grande è stata la fiaccolata, che quest’anno ha visto 6.000 persone camminare insieme, unite dallo stesso amore per l’idea di Henry Dunant.

Fiera di far parte di questa grande famiglia mondiale!

Andrea Bristot: sono rimasto a Solferino dal 23 (arrivo) al 26 (partenza), quindi nelle giornate pre evento. Infatti, ho svolto attività navette ovvero continui viaggi per aeroporti… Malpensa, Linate ed Oro al Serio per poi accompagnare le diverse autorità CRI di diverse nazioni agli alberghi. In tre giorni ho fatto circa 1400 km. Poi verso mezzanotte tornavo in tenda al campo a dormire e, con soddisfazione, notavo i grandi progressi nell’allestimento grazie al lavoro dei logisti.

Livio Comin: io ho fatto parte della logistica, montaggio letti, tende e quant’altro serviva per ospitare i partecipanti alla marcia di Solferino. Per me l’esperienza è stata molto positiva perché ho avuto l’occasione di collaborare con diversi colleghi di CRI che provenivano da tutta Italia. Certo è stata un po’ dura per via del grande caldo che c’è stato, ma direi anche molto positiva. Io come volontario darei proprio il consiglio anche ai miei colleghi di Pordenone, di esserci, perchè si vive veramente momenti di solidarietà tra di noi e per la gente che viene alla marcia di Solferino. La soddisfazione più grande è quando arriva la gente e ti ringrazia per quello che facciamo per gli ospiti del campo. Ecco questo è quello che io ho vissuto qui al campo e di sicuro il prossimo anno se la salute me lo permetterà rifarò questa meravigliosa avventura e con questo dico con tutto il cuore grazie alla Croce Rossa.

Lara Feltrin: a Solferino ho prestato servizio al bar del Campo. L’impatto emotivo “Solferino” non rappresenta soltanto una ricorrenza o un luogo della memoria. È il simbolo vivente delle radici della Croce Rossa, un’occasione in cui i Sette Principi Fondamentali diventano un’esperienza tangibile. Il ritorno a casa porta con sé la consapevolezza che, ovunque nel mondo, batte lo stesso cuore rosso.