In un evento organizzato dalla ProPordenone si è ripercorso quanto fatto in quella drammatica circostanza

Le parole di Michele Asaro Delegato Tecnico Territoriale Operazioni Emergenze Soccorsi hanno focalizzato in modo efficace e profondo il grande impegno che in occasione de “l’Orcolat” del 1976 è stato messo in campo. La Croce Rossa Italiana fu presente sin dalle prime ore della tragedia, restando poi per quasi un anno accanto alle comunità colpite con centinaia di operatori e Volontari, mezzi e unità da campo. Mentre venivano immediatamente attivati i Comitati e i Sottocomitati dell’Associazione e si disponeva l’inizio della raccolta di denaro e beni di prima necessità, da Milano, Venezia, Roma, Bergamo e Torino partivano immediatamente 50

autoambulanze, un camion frigorifero, tende (300), coperte (14mila), lettini da campo completi di attrezzatura (800), viveri, plasma e medicinali di ogni tipo, con particolare attenzione all’insulina, ai sieri, ai vaccini, antibiotici, antipiretici e antibronchitici.

Venivano, inoltre, allertati i Centri di Mobilitazione del Corpo Militare e del Corpo delle Infermiere Volontarie. Fin dal primo momento, per le attività sanitarie presso gli

attendamenti venivano inviate 30 roulottes grandi e completamente attrezzate. Il personale sanitario della CRI nei primi tre giorni successivi al sisma vaccinava 90 mila persone.

CRI evidenzia la necessità di pianificare i servizi di assistenza per il futuro: “Si dovrà prevedere un periodo di un anno durante il quale campi, siano essi costituiti da tende, roulotte o baracche, dovranno essere mantenuti attivi”. Infatti, dopo la prima fase di emergenza, la Croce Rossa restò in Friuli, impegnandosi anche nella fase della ricostruzione con la creazione di villaggi per gli sfollati, strutture sanitarie, asili e scuole realizzati con l’utilizzo dei fondi

arrivati da ogni parte del mondo e dalle Consorelle.

In base a una convenzione stipulata con la Regione Friuli Venezia Giulia, alla Croce Rossa veniva affidata la gestione, la distribuzione e la consegna dei materiali di prima necessità per i

Comuni più colpiti.

Le prime ad attivarsi, già dalla stessa sera del 6 maggio, furono le II.VV. del luogo, cui si aggiunsero il giorno seguente le Sorelle provenienti da tutto il Triveneto, ed a distanza di pochissimi giorni le Crocerossine di tutte le regioni italiane. Furono impiegate 353 Sorelle suddivise in 25 postazioni di tende e roulottes, 15 nell’Ospedale da Campo allestito dalla Marina Militare a Buia, 84 smistate in 18 Ospedali civili e militari, ed in istituti sanatori di Udine, Gorizia, Cormons, Grado, Monfalcone e Trieste; 109 in 3 strutture di ricovero per anziani, 75 prestarono la loro opera nell’ospedale prefabbricato di Tolmezzo, donato dalla

Croce Rossa della Germania Federale. In totale, si avvicendarono 636 Infermiere Volontarie sul territorio, per il servizio che continuò ininterrottamente fino alla primavera inoltrata del 1977. Inoltre, 510 II.VV. lavorarono nelle rispettive sedi per lo smistamento del materiale destinato ai terremotati.

La presentazione è stata arricchita dalle testimonianze di Bruno Giorgesi, fondatore di molti gruppi della nostra provincia che ha ricordato il suo viaggio verso le zone terremotate e da S.lla Elisabetta Grasselli, Ispettrice Regionale FVG Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana che ha anche letto un pensiero molto toccante da parte di una persona alla quale le II.VV. hanno prestato soccorso.

L’incontro è stato aperto da una testimonianza anche dell’Associazione Scout del Friuli Venezia Giulia analogamente impegnata nel prestare soccorso alle popolazioni colpite.