Iniziamo un approfondimento su alcune Giornate che, a livello mondiale, devono farci riflettere.

La Giornata Internazionale della libertà di stampa fu istituita dalle Nazioni Unite nel 1993 e venne scelta la data del 3 maggio in quanto nel 1991 si era svolto in Namibia (dal 29 aprile al 3 maggio) un seminario per l’indipendenza e il pluralismo della stampa africana.
Dall’evento uscì la Dichiarazione di Windhoek che sancisce che una stampa libera è fondamentale per la democrazia e i diritti umani. Si sottolinea la necessità dell’indipendenza da pressioni politiche o economiche, difendendo l’esistenza di molteplici voci e testate che garantiscano il pluralismo dell’informazione.
Diceva Camus che “la libertà di stampa è la guardiana della democrazia”; non è solo un diritto del giornalista ma un pilastro del vivere civile e della responsabilità collettiva. A più di trent’anni di distanza. questa Giornata affronta tematiche ancora estremamente attuali, specialmente riguardo quel mondo magnifico dei Paesi Africani, in cui però la strada per il raggiungimento della democrazia è ancora tortuosa e pieno di difficoltà.
L’attenzione di noi europei, in questo momento, è fagocitata dalle notizie della guerra tra Russia e Ucraina e da quella tra Israele e Stati Uniti d’America contro l’Iran e dimentichiamo che attualmente in Africa si contano oltre 30 conflitti attivi, in Sudan, Repubblica Democratica del Congo orientale, regione del Sahel, bacini del lago Ciad (guerre civili, terrorismo jihadista, scontri interetnici e dispute per risorse).
La narrazione giornalistica di tali eventi, non può prescindere dalla conoscenza approfondita delle regole della guerra, in modo che i conflitti siano raccontati con consapevolezza e responsabilità. Da sempre il Movimento Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, fedele alla sua missione umanitaria e al mandato ricevuto dalle Convenzioni di Ginevra, è impegnata a diffondere la conoscenza e il rispetto del Diritto Internazionale Umanitario. Far conoscere le regole dei conflitti armati, significa aiutare a prevenirne le violazioni, anche attraverso la formazione di chi ha il compito di raccontare i conflitti.
Il 14 aprile 2014 l’organizzazione terroristica Boko Haram rapì più di 200 studentesse a Chibok, in Nigeria. Ovunque per mesi spopolava lo slogan della campagna mondiale #BringBackOurGirls ma i funzionari governativi e i giornalisti compiacenti definirono il crimine “hoax”, una burla, confondendo e ritardando gli sforzi per salvare le ragazze. Stephanie Busari, la giornalista nigeriana nota per aver ottenuto in esclusiva il video di “prova di vita” delle studentesse (che condusse ai negoziati con Boko Haram fino al rilascio di oltre cento ragazze) indica la tragedia di Chibok come esempio per spiegare il pericolo mortale delle notizie false e che cosa si può fare per tentare di fermarlo.
(a cura di Sorella Tiziana Talon – staff Principi e Valori)