Un bocciolo di rosa rossa, ha unito temporalmente due momenti dello scorso mese: la leggenda di Tancredi e Maria (Vulcana), narrata dallo scrittore e la vendita del “bocolo” nel cuore di Pordenone.

Il 17 aprile, lo scrittore veneziano Alberto Toso Fei presente a Pordenone per un viaggio straordinario tra storie, curiosità e leggende che si nascondono dietro i nomi dei luoghi di Venezia.  E in quell’occasione è stata abilmente raccontata la leggenda che narra dell’amore contrastato tra due giovani: Maria, figlia del Doge Orso Partecipazio, e Tancredi un ragazzo del popolo, un semplice cantastorie senz’arte né parte.

La ragazza era straordinariamente bella, con occhi intensi e ardenti, tali da farle meritare il soprannome di Vulcana. Determinata a trovare un modo per convincere il padre ad accettare la relazione con il suo amato, convinse Tancredi a partire come soldato al seguito dei paladini di Carlo Magno, in modo di coprirsi d’onore in battaglia e dimostrare così al Doge di essere un uomo valoroso, degno di avere l’amore della sua amata figlia.

Così Tancredi, in poco tempo divenne il terrore dei Mori, ricoprendosi di gloria al fianco di Orlando, Rinaldo e gli altri paladini. I cantastorie e i menestrelli cantavano ora anche le gesta eroiche di Tancredi e Vulcana, intanto, si preparava al ritorno del suo amato, felice di aver vinto l’opposizione del padre al suo amore. Ma questo lieto fine non si avverò mai perché Tancredi cadde in battaglia, tradito dal suo stesso ardore e dall’impeto della sua giovane incoscienza che lo portava ad esporsi troppo per essere degno della sua amata.

Quando i paladini fecero il loro ingresso in città, Maria cercò, con i suoi occhi ardenti, l’amato ma un compagno d’armi di Tancredi le si avvicinò e le porse una rosa rossa del sangue del suo Tancredi. Prima di morire, il ragazzo aveva pensato a lei ed era riuscito a staccare un bocciolo di rosa, intinto del suo stesso sangue, per la sua Vulcana.

Maria impietrita dal dolore non disse niente e con la rosa tra le mani si ritirò nelle sue stanze, dove fu ritrovata esangue con il suo bocciolo di rosa, tornato fresco come appena colto.

Questo narra la leggenda, e il dono del bòcolo è diventato un gesto d’amore non più e solo nei confronti di un’amata, ma di una persona in generale che merita un così dolce gesto d’amore.

Ecco perché anche noi del nostro Comitato, abbiamo portato i “bocoli” e la leggenda in prossimità della Loggia del Municipio e in Piazza Cavour nella giornata del patrono di San Marco, il 25 aprile.