Proseguiamo la conoscenza dei nostri Delegati degli Obiettivi con Paolo Lentini.

È entrato in Croce Rossa nel neanche tanto lontano novembre del 1987; il 2° corso di reclutamento del neonato gruppo “Volontari del Soccorso” di Prata di Pordenone (a Sacile ancora non vi era alcuna unità CRI attiva).

Attirato inizialmente dal coinvolgimento di Croce Rossa all’interno della macchina di Protezione Civile (mia passione da ragazzo) e dalla voglia di conoscere i rudimenti del primo soccorso, si è lasciato trasportare poi dall’evoluzione dell’Associazione nel tempo e delle numerose e sempre nuove possibilità che via via mi ha offerto.

Ben presto ha conseguito la patente, poi l’OPEM (il TSSA all’epoca era compreso nel corso di primo accesso) quindi TLC e solo da “adulto” la spilletta di Istruttore DIU, sicuramente per lui il percorso formativo più entusiasmante e coinvolgente che abbia frequentato.

Quindi, i servizi ambulanza (di tutti i tipi) non si contano, i campi di P.C. di addestramento altrettanto, il coinvolgimento in vere emergenze anche (l’alluvione di Pordenone e il terremoto a L’Aquila sopra tutti) il Sociale all’occorrenza. Negli ultimi anni il suo Volontariato è particolarmente dedicato ai Volontari con i corsi interni di approfondimento, il folto e affiatatissimo gruppo di lavoro Principi & Valori e alla cittadinanza tutta, con le attività nelle scuole riguardanti il DIU e ogni altra attività di divulgazione legata all’Associazione.

“Una crescita e un’evoluzione – dice – che negli anni mi ha fatto divenire sempre più consapevole di quello che rappresenta Croce Rossa, non solo per me naturalmente, ma soprattutto di quanto impegno ci è richiesto per cercare di affrontare al meglio le varie necessità delle persone e anche far conoscere a un pubblico sempre più vasto, l’essenza di Croce Rossa”.

Hai un soprannome o un nomignolo: in verità no, anche se in Croce Rossa il carissimo Mario B. (Marietto per me) compagno di tante avventure, mi chiama “Paolino”, mentre il buon Michele A. invece “Paolone”.

Colore preferito: il verde è il mio colore preferito, per me simbolo di natura, prosperità e speranza.

Se fossi un animale, sarei…: … un cavallo selvaggio. Animale che mi piace tantissimo e il fatto che possa scorrazzare libero da gioghi e vincoli nella prateria, (né redini, né sella), rappresenta la possibilità di una libertà vasta e soprattutto vera.

Luogo del cuore: direi Mottola, paesino in provincia di Taranto, di cui sono originari i miei genitori. Per ogni anno della mia vita, soprattutto da piccolo, l’ho vissuto d’estate per periodi più o meno lunghi, stringendo un fortissimo legame (che intrattengo tuttora) con tutti i miei parenti e soprattutto con i luoghi e il territorio; le mie radici.

Ultimo libro letto: più che un libro è un “atto costitutivo”, “Il Manifesto di Ventotene”.

Il film che rivedi più spesso con piacere: “Lone survivor”. Un po’ per le spettacolarità che contiene, un po’ perché mette in evidenza alcuni aspetti del comportamento dei soldati in situazioni operative e le difficoltà legate alla necessità di rispettare le norme del DIU.

Cosa non deve mai mancare nella tua cucina: olio di oliva. Lo trovo un condimento eccezionale (quello buono naturalmente) ed essenziale.

La frase che ripeti più spesso: “… ma ti pare normale?” Anche se in verità, cosa vuol dire “normale”?

La tua canzone preferita: “Sincerità” di Cocciante; essenziale, vera, rappresentativa e … pietra miliare per il mio trascorso personale.

Il tuo motto: “Avanti sempre”. Forse non lo esterno spesso, ma dentro di me è un punto fermo.