Sono arrivati i primi due vostri testi! E leggerli è una vera emozione. Vogliamo riceverne tantissimi!! Il passaparola ha un effetto incredibile e quindi abbiamo bisogno di voi e delle vostre parole. Non fate i timidi e date libero sfogo a quella cosa che è dentro ognuno di noi e che va condivisa per diventare contagiosa. Tutti i vostri testi verranno pubblicati in forma anonima.

Rosso sorriso

Può un colore creare identità? Per me la risposta è sì. Quel colore è il rosso e da cinque anni mi rende una persona migliore. Quando mi sono avvicinata alla Croce Rossa l’ho fatto perché avevo una mamma anziana e volevo essere pronta a supportarla nel modo giusto. Ad aiutarla dal punto di vista, diciamo così sanitario perché per me, come per molti, Croce Rossa voleva dire solo ambulanza e soccorso. E invece durante il corso ho scoperto mille attività di supporto, conforto, diffusione, conoscenza, condivisione, aiuto. Non solo cadute da affrontare, ferite da suturare, malesseri da gestire. Ma sguardi da incrociare, parole da dire, sorrisi da regalare. E una “storia visionaria” che un uomo come Henry Dunant nel 1863 ha deciso di scrivere per un mondo migliore e che non conoscevo se non sommariamente e invece dovrebbe essere raccontata ai bambini fin da piccoli. Perché quella “storia visionaria” abbraccia tutto il mondo e in essa credono oltre 100 milioni di volontari che hanno deciso di operare facendo dei 7 Principi della Croce Rossa il loro operato quotidiano.

Ogni volta che indosso la divisa, quindi è come se dentro di me ci fosse la mia mamma che non c’è più, Henry Dunant e la sua “storia visionaria”. I colleghi di tutto il mondo e i milioni e milioni di persone che la Croce Rossa aiuta. Le parole di conforto, le corse in ambulanza, quella mano allungata verso i più vulnerabili, una coperta, un pasto caldo…

Il rosso è anche il colore delle nostre labbra e quindi anche dei nostri sorrisi. La nostra divisa rossa, molto spesso, è l’unico sorriso che qualcuno incontra.

L’ambulanza

Il suono delle sirene mi ha sempre messo agitazione. Istintivamente la prima cosa che faccio è guardare in che direzione va l’ambulanza per capire se può dirigersi dalla parte degli affetti più cari, come se le cose potessero accadere solo in certi luoghi.

Ma ogni volta mi soffermo a guardare quel che succede al passaggio di un’ambulanza e mi salgono le lacrime agli occhi. Il vedere le macchine e le persone che si fermano e si spostano per lasciare spazio, mi dà i brividi. C’è un rispetto così grande in quei gesti che mi commuovo. C’è il rispetto per la vita. Un codice comune che non deve essere ricordato ma che scatta in ognuno di noi: piccoli e grandi, giovani e anziani. Minuti preziosi che possono salvare vite e tutti vogliamo metterci del nostro, dimenticando l’egoismo di un appuntamento urgente o del semaforo che era verde e non sono passato e ora dovrò aspettare.

Da qualche mese presto servizio di volontariato in ambulanza. Ma in quelle in cui salgo io, le sirene tacciono e all’interno si sentono parole di conforto, per esempio, per qualche anziano da accompagnare a fare una visita o da riportare a casa dall’ospedale dopo un ricovero.

Abbiate rispetto per l’ambulanza e per chi c’è dentro. Abbiamo scelto di metterci a disposizione degli altri. E voi, che siete gli altri, dovete volerci bene.