
Proseguendo la conoscenza dei componenti del Consiglio, questo mese incontriamo Martina Zanin.
È in Croce Rossa dal 2002, ma per lei, è sempre come se fosse il primo giorno. L’emozione è sempre quella, dice. È al secondo mandato come componente del Consiglio Direttivo del nostro Comitato, prima con il Presidente Giovanni Antonaglia, ora al fianco del Presidente Ludovico Mellina Bares. Una scelta, un percorso che le sta insegnando molto, sottolinea. È attiva in ambito sociale, ricoprendo il ruolo di Delegata Regionale Inclusione Sociale ed è Trainer sempre in questo ambito. Ama il volontariato: è stato dirompente per lei, precisa. Approfitta di questo spazio per “ringraziare tutte le Volontarie e tutti i Volontari per l’impegno e la dedizione che ognuno mette a favore delle persone vulnerabili, per la comunità e per questa nostra incredibilmente bella Associazione. Siete forti. Grazie di esserci.”
Hai un soprannome o un nomignolo: Antonella P. mi chiama Pina, in famiglia mi chiamano anche Tina o Marta.
Colore preferito: in questi ultimi anni vago tra il rosso, il verde e il blu.
Se fossi un animale, sarei…: mi piacerebbe essere un gatto o un cavallo, selvaggio e libero.
Luogo del cuore: oltre casa mia e della mia famiglia, direi Sauris di Sopra, il Teatro Verdi di Pordenone e la sede del Comitato della nostra Croce Rossa. Pordenone è la città dove ho messo radici, è stato un passaggio così importante nella mia vita. Ma la nostra provincia è davvero molto carina, con luoghi speciali, per me uno di questi è Villa Varda. Ma il mio cuore cerca di abbracciare il mondo intero. In generale qualsiasi posto in cui io e mio marito ci teniamo per mano e camminiamo e dove sono le persone che amiamo e gli amici soprattutto.
Ultimo libro letto: freschissimo di uscita il libro di Mario Calabresi, “Alzarsi all’alba”. È un libro di lettura ‘veloce’, direi anche ispirante. Storie di persone normali e straordinarie insieme.
Il film che rivedi più spesso con piacere: strano ma vero, non perdo mai mai mai una replica dei film di Sissi con Romy Schneider.
Cosa non deve mai mancare nella tua cucina: le persone che mangiano con me, le pentole e le verdure.
La frase che ripeti più spesso: bella domanda! Diciamo che dipende dal momento. Sarò banale ma mi piace chiedere alle persone “Come stai?“
La tua canzone preferita: canzone Sally di Vasco Rossi, ma ne amo una infinita serie, dal rock alla musica brasiliana. Per la musica classica l’elenco si apre con delle meraviglie come la Quinta Sinfonia di Mahler e il Concerto per violino n.35 di Čajkovskij, la Nona di Beethoven ecc. E poi la lirica “Una furtiva lagrima” da “L’Elisir d’amore” di Donizetti, “La mamma morta” da “Andrea Chenier” di Giordano. Una infinita serie anche qui. Per me la musica ha un posto speciale, ha un potere fortissimo, umano, permette di connetterci con una parte intima e spirituale, a quella più selvaggia, romantica, politica di noi stessi. Ci connette a quello che siamo e a ciò che vorremmo o potremmo o dovremmo essere. La musica se la ascoltiamo davvero può cambiare le cose, ne sono convinta.
Il tuo motto: “Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” dal Piccolo Principe. Una sfida per me, più che un motto. E anche la frase attribuita a Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo”. Una speranza sempre accesa, soprattutto in questi tempi così duri, purtroppo a volte molto brutti.