Proseguiamo l’approfondimento sui nostri 7 Principi, analizzandoli a uno a uno con il Delegato Principi e Valori Paolo Lentini. È la volta del secondo Principio, quello dell’Imparzialità.

Pur analizzando a uno a uno i nostri 7 Principi, sappiamo che essi costituiscono un tutt’uno. In ognuno di essi ritroviamo un po’ degli altri; se ne togliamo uno, gli altri 6 da soli non stanno in piedi.

Proviamo quindi nell’analizzarli singolarmente in questo nostro percorso, a considerarli comunque dei mattoncini che si sostengono l’un l’altro e che insieme ci segnano la via, la strada maestra da tenere, per l’attività di noi tutti Volontari.

Questa è la volta del Principio di IMPARZIALITA’.

Nel rammentarci che i 7 Principi furono ufficialmente e definitivamente adottati nella XX Conferenza Internazionale del Movimento nel 1965, noi già ritroviamo l’essenza del Principio di Imparzialità nella Convenzione di Ginevra del 1864, nella quale il soldato ferito o malato fuori combattimento, sarà raccolto e curato indipendentemente dalla nazione di appartenenza.

Tale non discriminazione nel portare l’azione di soccorso, basata esclusivamente sulla parte per la quale si combatte, verrà poi ripresa ed esplicitamente estesa nelle Convenzioni di Ginevra del 1949, nelle quali si precisa che sono da escludersi le distinzioni pregiudizievoli basate sul sesso, sulla razza, sulla religione, sulle opinioni politiche e su ogni altro “criterio analogo”.

Ecco, quindi, che il Principio di Imparzialità si manifesta in tutta la sua importanza; per la Croce Rossa non è importante sapere “chi è” colui o colei che ha bisogni di aiuto (badiamo bene, non solo di tipo sanitario), ma interessa solo sapere che “c’è” e per questo deve essere oggetto delle nostre attenzioni.

Praticare l’Imparzialità non è un compito semplice; in particolare noi Volontari, per il compito che ricopriamo, dobbiamo lavorare molto, a lungo e intensamente anche contro noi stessi a volte. Raramente è una qualità interiore innata, quella che deve permettere sostanzialmente una “spersonalizzazione” dell’azione umanitaria.

Sì, è proprio questo. Si tratta di spogliarsi di ogni preconcetto o condizionamento, dovuto a noi stessi, alla Società in cui viviamo, all’ambiente in cui siamo inseriti, che a volte anche inconsciamente, ci porta a fare delle valutazioni preventive, del tutto personali, sul conto delle persone alle quali siamo chiamati a portare aiuto.

L’unica discriminante nel portare soccorso, deve essere solo quella che considera la particolare situazione in base alle necessità delle persone da aiutare, ci indica chi soccorrere per prima e come.

Dal punto di vista sanitario il soccorso sarà evidentemente individuato dall’urgenza e dalla gravità delle ferite (e da nessun altro parametro).

Altrettanto, tutti gli altri tipi di aiuto saranno condotti in funzione delle necessità e delle situazioni personali.

Sappiamo infatti, per esempio, che il DIU (Diritto Internazionale Umanitario) prevede per le persone più deboli e particolarmente vulnerabili, dei trattamenti di particolare attenzione (bambini, anziani, donne incinte).

Insomma, chiunque abbia bisogno di Croce Rossa deve essere tranquillo nell’attendersi un trattamento sicuro e affidabile, sentirsi ascoltato e rispettato, non fatto oggetto di discriminazione alcuna.

Ogni vita, ogni persona, deve avere lo stesso valore.

Per questo, dunque, anche nella nostra quotidianità, facciamo esercizio nell’adottare questo Principio; serve agli altri, serve a noi.

Paolo Lentini

Delegato Principi e Valori