
Essere volontari CRI vuol dire esserci sempre e ovunque. Ci è capitato di ricevere mail dalla sede romana che chiede la disponibilità di volontari con vari profili per intervenire in situazioni di emergenza. Cinque colleghi ci raccontano la loro recente esperienza ai funerali di Papa Francesco.
Adriano Portolan, Andrea Bristot, Barbara Guidi, Elisa Frare e Marco Santarossa, non ci hanno pensato un attimo e hanno subito risposto con un “ci sono” alla chiamata arrivata dalla CRI nazionale e avente come oggetto “URGENTISSIMO: Esequie Santo Padre”. Un messaggio che subito segnalava l’urgenza di mettere in campo tante forze per supportare un evento epocale. Poche ore per decidere e per preparare la valigia ma la certezza di sapere di poter essere utile e di vivere un’esperienza sicuramente emozionante.
Abbiamo rivolto loro 5 domande uguali. Ecco le loro risposte:
Cos’hai pensato appena hai letto la mail del 21 aprile arrivata da Roma?
Adriano: appena ricevuta la mail ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto poter dare il mio piccolo contributo per un evento così importante. In quei giorni non avevo scadenze lavorative importanti ed i miei titolari hanno immediatamente accolto la mia richiesta di partire e anche la famiglia mi ha appoggiato totalmente per questa missione. Non vedevo l’ora di partire.
Andrea: l’opportunità di partecipare ad una missione CRI è sempre un motivo di grande entusiasmo. La voglia di essere parte di un team dove mettere in pratica le proprie competenze per offrire l’aiuto richiesto è una spinta potente che sai già ti farà superare qualsiasi disagio e difficoltà che incontrerai.
Barbara: appena letta la richiesta di volontari e in particolare di infermieri ho subito pensato alla situazione del mio reparto dove siamo sotto organico e che non era il caso di peggiorare la situazione. Quindi mi sono subito risposta da sola soprassedendo alla mia reale volontà di “esserci”. Nel corso della giornata successiva (anche se la richiesta scadeva alle 9 del mattino) mi continuava a frullare in testa la volontà di esserci e quello stesso giorno mi sono confrontata con delle colleghe raccontando che io volevo andare. Loro mi hanno sostenuto perché vedevano il mio entusiasmo negli occhi e così alla sera alle 20 ho contattato il delegato emergenza Michele Asaro per sapere se c’era ancora spazio. Ricevuto il suo ok, ho telefonato alla mia coordinatrice infermieristica (che era a casa in ferie) per sapere se potevo assentarmi per 5 giorni per recarmi a Roma alle esequie del Papa. Dopo un attimo di perplessità mi ha subito detto di sì perchè sa quanto ci tengo alle attività della CRI.
Elisa: la prima volta che ho letto la mail, leggendo che si trattava di Roma, non ho dato peso al contenuto perché non pensavo riguardasse una diretta possibilità di partecipare. Quando invece ho riletto, mi sono venuti i brividi e ho subito condiviso la cosa con i miei figli ma sempre dando per scontato che fosse una cosa remota. Quando ho realizzato che stava davvero concretizzandosi la possibilità di partire perché la mia famiglia e il mio titolare mi supportavano in questa scelta, da lì è stato tutto un incastro perfetto e l’emozione è stata indescrivibile: un misto fra felicità, curiosità, preoccupazione di non essere all’altezza ed entusiasmo puro per la mia prima missione.
Marco: Ho pensato che quell’evento poteva essere un modo per condividere in altri luoghi e con altre persone le cose che avevo appreso negli anni di attività in CRI. Un modo per ricambiare un dono che mi era stato fatto.
Di cosa ti sei occupato nelle giornate romane?
Adriano: tre di noi (Barbara, Marco ed io) costituivamo un equipaggio di ambulanza (eravamo partiti con l’ambulanza di Sacile) mentre Andrea faceva parte della logistica ed Elisa faceva parte di una squadra a piedi. Il nostro servizio era coordinato da ARES (l’equivalente di SORES a Roma) che ci aveva fornito una radio con cui comunicare e ci aveva assegnato il territorio di nostra competenza. DI fatto noi eravamo posizionati in piazza del Quirinale per tutte le giornate di servizio in turni da 12 ore ed eravamo a disposizione di ARES per eventuali chiamate di soccorso e comunque presidiavamo la nostra zona. Per fortuna la zona era relativamente poco frequentata e non ci sono stati interventi, solo una bambina con dolori addominali per i quali i genitori hanno comunque rifiutato il trasporto.
Andrea: i primi tre giorni eravamo alloggiati nel quartiere di Centocelle, ricordo che siamo arrivati alle 14 e da subito inseriti in una squadra addetta alla pavimentazione in tavolato delle tende proseguendo fino alle 20, il giorno successivo riprendevamo l’attività dalle 8 alle 20 con una breve pausa pranzo e poi dopo cena tutti a riposo fino alle 02 di notte del giorno successivo per riprendere l’attività che terminavo alle 12 orario in cui venivo trasferito nel quartiere Magliana all’interno della struttura CONE della CRI dove venivo impiegato in turni con squadra per fornire aiuto alla popolazione in zona Piazza San Pietro, il primo turno è cominciato subito dalle ore 14 alle 22 ed il giorno seguente (giornata del funerale) dalle 5 alle 17
Barbara: assieme ad Adriano e a Marco eravamo squadra in ambulanza per assistenza presso il Quirinale per un impegno di due giornate con turno di 12 ore.
Elisa: a Roma io sono stata attivata come squadra a piedi insieme ai colleghi di Udine. Il primo giorno ci hanno affiancati all’ambulanza di Pordenone con postazione il Quirinale e lì non abbiamo fatto nessun intervento. Il secondo giorno ci hanno affiancati all’ambulanza della Puglia con postazione Piazza Venezia. In questa postazione abbiamo fatto diversi interventi, seppur di poco conto (malesseri, un paio di cadute e una ragazza disidratata) e ci hanno fatto posizionare lungo il corteo al passaggio del Papa. È stato incredibile.
Anche in questo caso, tanto di cappello a tutti, anche alla polizia e agli altri enti perché in quella potenziale baraonda, è filato tutto liscio e senza intoppi! Un’esperienza surreale che se ci penso… ancora mi sembra impossibile di aver vissuto!
Marco: a Roma facevo parte, in qualità di soccorritore, dell’equipaggio di ambulanza che era attivo nei pressi del Quirinale.
Qual è il ricordo più toccante che ti sei portato a casa da questa esperienza?
Adriano: non avendo fatto interventi, i ricordi che sono rimasti più impressi sono il grande lavoro svolto dallo staff dell’organizzazione che ha gestito circa 500 volontari in modo ammirevole. I ritmi di quei giorni erano molto intensi per tutti e le ore di sonno molto poche ma quello che ho notato che a qualsiasi ora del giorno o della notte mi muovessi all’interno del centro operativo ho visto i membri dello staff, ed in particolare il coordinatore, sempre presenti e disponibili ad ascoltare e, per quanto possibile, esaudire ogni richiesta. Ho avuto il sospetto che il coordinatore sia rimasto operativo senza sosta per tutta la durata dell’emergenza legata alle esequie.
Andrea: un’immagine, quando con la squadra, entrati al momento delle esequie nella Piazza San Pietro, ci siamo commossi vedendoci sette puntini rossi in mezzo ad un mare di persone di tutte le nazionalità.
Barbara: il ricordo più vivo è aver visto che c’è tanta gente di buona volontà, da tutte le parti di Italia di tutte le età e di tante sigle e divise di volontariato, che nemmeno io ne conoscevo l’esistenza. Tutti lì per dare il proprio contributo, per fare in modo che le cose andassero nel miglior modo possibile. Altro ricordo sono stati i ringraziamenti dei pellegrini per la nostra presenza e aiuto all’evento.
Elisa: è difficile parlare del ricordo più toccante perché di momenti ce ne sono stati davvero moltissimi!
Mi è sembrato di essere in una bolla fuori dal tempo. C’è da dire che questa missione, pur essendo stata attivata per un’occasione delicata e triste, pur nella delicatezza del momento, è stata sicuramente più “leggera” di altre potenziali missioni. Nonostante questo, ha permesso a tutti noi di respirare un’atmosfera di unione, condivisione, complicità, collaborazione indescrivibili. È stato interessante confrontarsi con altri comitati e sentirsi sempre tutti della stessa famiglia. Sembra una frase fatta ma è vero, non ci sentivamo sconosciuti anche se di fondo non ci si conosceva. Per non parlare del gioco di squadra con gli altri enti e le altre associazioni, con i vigili del fuoco, con la polizia e non ultima con i pellegrini. Io sono stata in due postazioni diverse e non ho fatto particolari interventi ma sono rimasta colpita da un uomo di strada seduto insieme al suo cane al bordo di una via pedonale trafficata, il quale, per avergli offerto della cioccolata e un telino termico ed essermi fermata a scambiare due parole, mi ha ringraziata per “il rispetto”. Mi ha fatto effetto perché mi ha fatto amaramente riflettere sul dramma della solitudine. La cosa che ho pensato più volte durante le giornate a Roma e in quelle successive, anche se può sembrare brutto dirlo, è che forse servirebbe vivere più spesso occasioni nelle quali si renda necessario il gioco di squadra… perché aiutano a ricordare i valori, i principi e le emozioni pure, che nel nostro tran-tran quotidiano rischiamo di perdere.
Marco: il ricordo più toccante e allo stesso tempo divertente è stata la reazione di un gruppo di giovani scout nel momento in cui il Presidente Mattarella è uscito dal Quirinale. A un cenno della mano del Presidente rivolto ai presenti è scattato il loro entusiasmo, “il Presidente ci ha salutato!!!!” Entusiasmo sincero e genuino.
Com’è, da dentro, l’organizzazione della Croce Rossa in un contesto così impegnativo?
Adriano: è in situazioni come queste che ti rendi veramente conto della grandezza, anche numerica, della Croce Rossa. Non esistono altre realtà che possano mettere in piedi uno schieramento di persone e di mezzi di questa entità, e qualità; neanche lontanamente. Principi quali Volontariato e Unità, a mio avviso, emergono in modo prepotente. Una bella sensazione sapere di far parte di tutto ciò.
Andrea: l’organizzazione è apparsa solida, ben strutturata e capace di amalgamarci da subito fornendo i servizi principali ed inserendoci in squadre affiatate e ben orientare a portare bene a termine l’obiettivo.
Barbara: sicuramente organizzare una macchina operativa di quelle proporzioni non è cosa da poco. Chi ha gestito è sempre stato comunque disponibile, paziente e sempre con gentilezza, professionalità e il sorriso, nonostante inevitabilmente si siano verificate delle situazioni di difficoltà e situazioni in cui i volontari sono stati poco comprensivi.
Elisa: credo che fino a che non si prova di persona, non ci si possa rendere conto della potenza del motore di Croce Rossa, tutt’ora se ci penso mi vengono i brividi! È ovvio che qualche disagio c’è stato ma sapevamo che non si partiva per una scampagnata! Pensiamo invece a come in poche ore, Roma sia riuscita ad attivare tutte le regioni, a come tutte le regioni siano riuscite in poco tempo ad attivare i singoli comitati ed ogni comitato a riorganizzare mezzi e turni per supportare la richiesta, a come il COE sia riuscito a svuotare un intero magazzino per permettere a 1500 volontari di fare campo base, a come in poco tempo si siano organizzati innumerevoli turni fra centinaia di volontari fra loro sconosciuti e in una città per molti sconosciuta. Ovvio, esistono sempre quelli che si lamentano e ci può stare ma c’è solo che da ringraziare Roma per non averci fatto mancare nulla, pasti inclusi. Mi reputo molto fortunata per aver potuto capire con mano la forza di Croce Rossa.
Marco: spesso è più facile in quei contesti trovare le pecche rispetto al vedere la quantità di lavoro e l’impegno profuso da tutti i volontari. Ho trovato comunque sempre persone disponibili e pronte all’aiuto anche nei nostri confronti.
Definisci con una parola questa esperienza?
Adriano: ARRICCHENTE
Andrea: entusiasmante
Barbara: tornata a casa e vedendo le immagini alla tv di questo evento a livello mondiale mi sono detta: “io c’ero”.
Elisa: se potessi usare due parole dire “DA BRIVIDI”. In alternativa INTENSA
Marco: coinvolgente
Che suggerimento daresti a chi avrebbe voluto dire “ci sono” ma poi ha scelto di non esserci?
Adriano: se la scelta di non esserci fosse dovuta sostanzialmente a “pigrizia”, gli suggerirei senz’altro di mettersi gioco e “buttarsi” perché ne vale sicuramente la pena.
Andrea: posso solo dire che se il tuo primo pensiero è stato “ci sono” è assolutamente a quello che dovresti dare retta, non perdere i prossimi treni sono esperienze tutte diverse ed irripetibili, ognuna ti arricchirà di conoscenza e di emozioni.
Barbara: sicuramente dipende da qual è la motivazione per cui uno poi ha deciso di rinunciare. Ma se, come per me, la motivazione era di lasciare il reparto in sofferenza e poi tutto sommato lo hanno gestito lo stesso, bisogna far prevalere quella che è la spinta interiore che ti dice ” vado, il mio aiuto può essere utile”.
Elisa: più che per chi ha scelto di non venire, il mio pensiero è rivolto a chi avrebbe voluto ma non è stato attivato per raggiungimento del personale richiesto. Ammetto che verso di loro mi sento quasi in colpa perché posso immaginare cosa abbiano provato. Io ho cercato di assaporare ogni istante anche per chi non ha potuto esserci. Per chi ha scelto di non dare la disponibilità, forse semplicemente non poteva darla. Perché sono convinta che in cuore proprio ognuno di noi avrebbe voluto partecipare. Quindi a chi non ha potuto partecipare, come a chi ha partecipato, mi sento di dire che insieme possiamo davvero fare la differenza, in ogni cosa!! E il mio augurio è che quella magia di umanità, imparzialità e collaborazione, senza doppi fini ma bensì sentita e reale non sparisca finito il momento!
Marco: la scelta di chi non ha voluto esserci va sempre rispettata. La speranza tuttavia è che i nostri racconti possano dare quella spinta che serve per fare un’esperienza che comunque rimane nel cuore.