
Non poteva che essere Bruno Giorgesi, il primo protagonista di questa rubrica. È lui la memoria storica del nostro Comitato: 86 anni, dei quali 50 dedicati al nostro mondo, ad aiutare gli altri, a far prima nascere e poi crescere la Croce Rossa di Pordenone.
Due occhi azzurri ancora vispi e curiosi, una mente lucida e ancora curiosa, un cuore grande che non dimentica e che lo ha spinto a fare del bene perché «ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire non avere niente».
Bruno nasce in Istria e come molti in quegli anni, deve abbandonare la sua terra di origine diventando un esule. Campi profughi, container per cavalli che diventano ricoveri di fortuna, 18 gradi sottozero, tanta fame. «Opicina, Trieste, poi Bibione – racconta – sono arrivato a Pordenone senza neanche sapere dove fosse, nei primi anni sessanta. Nel 1964 ho partecipato a un concorso per trasporti urbani e in questo ambito ho lavorato prima al servizio dell’ufficiale sanitario e poi per l’ospedale».
Alla fine del 1975 Bruno vede un manifesto che promuove la partecipazione ai corsi CRI «ma non avevo l’età giusta per partecipare. Non mi sono perso d’animo e sono riuscito a trovare il modo per fare il corso. Giusto in tempo per diventare volontario pochi mesi prima del devastante terremoto del 1976 e intervenire nell’udinese al fianco delle “sorelle”. È anche grazie a loro e alla loro dedizione agli altri, che mi sono convinto che la Croce Rossa era la mia strada».
Nel 1980 è tra i fondatori dei Volontari di Soccorso a Pordenone, primo gruppo in Friuli Venezia Giulia. Da lì in poi è tutto un crescendo, con l’apertura di attività in tutta la provincia. Il Gazzettino del 19.10.1985 titola “La CRI a macchia d’olio” ricordando le 34 delegazioni comunali da poco costituite. Bruno dedica tutto sé stesso alla Croce Rossa.
«Quando andai in Irpinia per il terremoto – ci spiega – vidi che molti Comitati avevano mezzi e ambulanze. Noi non ne avevamo. Così al mio rientro a Pordenone iniziai ad andare casa per casa, da amici e conoscenti ma anche da aziende ed enti a raccogliere fondi. La Croce Rossa non era conosciuta e quindi posso dire che affidavano a me, in fiducia, i lori risparmi per una buona causa. E, così, nel 1982 anche noi di Pordenone riuscimmo ad avere la nostra ambulanza».
Furono anni di grande lavoro e dedizione. Tutto era da fare, serviva coinvolgere anzitutto le persone e convincerle a far parte di un’avventura importante a favore della comunità. E serviva una sede che arrivò solo nel 1992 (ne parliamo in un’altra rubrica della Newsletter). «Ho avuto la fortuna di lavorare con persone meravigliose, persone che hanno dato tantissimo alla Croce Rossa e alla crescita del nostro territorio. Spero che anche le nuove generazioni trovino i giusti stimoli per dedicare il loro tempo agli altri. A loro suggerisco di crederci, perché solo credendo in questa esperienza potranno operare al meglio».
«Per me è una grandissima soddisfazione vedere come è cresciuto il nostro Comitato, ne sono veramente orgoglioso. Se dovessi esprimere un desiderio spererei che si riuscisse a trovare al più presto una soluzione dignitosa per tutte le persone che hanno bisogno di aiuto perché come ho detto, ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire non avere nulla e non lo auguro a nessuno».
Grazie Bruno, grazie di essere stato tra i promotori del nostro Comitato, grazie per tutte le persone che hai aiutato, grazie per essere stato un volontario dal cuore grande.